Benessere

Come ascoltare il nostro medico interiore
e i messaggi che l'anima ci manda attraverso il corpo

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2007
21
Feb

Il sano egoismo

di Monica Giovine



Spesso avviene che i metodi educativi della nostra società tendono ad imporre regole, giudizi, sensi di colpa e di ineguatezza in particolare quando siamo felici, amiamo, godiamo, ridiamo, partiamo, desideriamo, cambiamo, ci lasciamo andare e quindi ci portano a controllare noi stessi, a reprimere le nostre pulsioni ed i nostri desideri.

Ai bambini viene spesso detto: "prima il dovere e poi il piacere" in questo modo i bambini imparano a separare le due cose e a creare una sorta di dualismo nel quale la rinucia è più importante della gioia, mentre l’attività prioritaria non potrà contenere gioia o piacere.

Inoltre spesso viene spesso detto: “stai fermo”, “rimani seduto”, “stai zitto”, “non parlare a vanvera”, e fin da piccoli veniamo incanalati nella direzione del controllo, della resistenza e della rinuncia a seguire i propri istinti anche quando questi sono sani, e quindi a reprimere le emozioni.

Ciò blocca il flusso vitale della nostra energia vitale.

Pensare a se stessi viene ritenuto un atto di egoismo e questo porta a reprimere se stessi.

La conseguenza di depressioni, ansia, paure, attacchi di panico dovrebbe aiutare a rimettere questi schemi in discussione.

Dobbiamo innanzitutto ricordare che ogni individuo è un essere unico e dotato di talenti propri e personalità proprie.

Purtroppo l’educazione, la società, un certo tipo di moralità che deriva da vecchie credenze, le famiglie, il sistema scolastico tradizionale tende a conformare l’essere umano con gli altri sopprimendone i talenti individuali.

Dovremmo iniziare a pensare di più a noi stessi preoccupandoci meno delle aspettative gli altri hanno per noi, questo non è egoismo, è ricerca della propria strada, della propria identità, della propria evoluzione individuale.

L’egoismo esiste se danneggiamo realmente qualcuno, e anche se non cerchiamo di amare di più noi stessi, seguire le nostre passioni, i nostri talenti, i nostri desideri, la via della nostra vita, indipendentemente da ciò che gli altri potrebbero pensare inizialmente.

Non possiamo dare amore agli altri se prima non impariamo a dare amore a noi stessi.

Per amare liberamente dobbiamo prima brillare noi d’amore, ma se siamo persone che hanno represso i propri desideri e la propria cretività che genere di amore possiamo dare?

Nessuno può conoscere quale sia realmente il nostro bene, né madri, né padri, né amici, né insegnanti, solo noi lo possiamo sapere e solo noi siamo in grado di sentire dentro noi stessi ciò che è giusto per noi e per la nostra vita.

Talvolta i consigli altrui se pressanti, pur venendo espressi a fin di bene, pur avendo sicuramente una buona intenzione di base, il risultato spesso è di disorientamento con il rischio di creare insicurezze e paure che non servono alla propria evoluzione personale e allontanano la persona dal proprio centro.

E’ importante lasciarsi andare al flusso vitale delle nostre pulsioni creative, sentire ciò che abbiamo dentro nel nostro profondo e seguirlo, amare di più noi stessi per potere poi anche essere più realizzati e più gradevoli a chi ci sta vicino ed anche per amare maggiormente gli altri, di un amore più puro quindi senza compromessi o aspettative.

La madre troppo apprensiva, il padre troppo severo, non aiutano i propri figli a crescere ma li caricano di ansie e di paure ed il loro corpo prima o poi potrebbe ribellarsi con depressioni, ansia, panico, disturbi alimentari alla ricerca di affetto o di buchi da riempire, o al contrario in rifiuto del cibo, del nutrimento, squilibri, problemi relazionali, sensi di colpa nel desiderare di fare qualcosa di diverso da ciò che viene loro chiesto e altre situazioni poco piacevoli.

La sofferenza è energia bloccata e deriva dal fatto che cerchiamo di resistere alle nostre reali passioni e ai nostri reali desideri, alla nostra reale identità, alla libera scelta preferendo soddisfare delle aspettative che non sono nostre.

Alla fine la scelta è comunque sempre e solo nostra, chi vogliamo ascoltare?

Non dobbiamo servire i nostri demoni: paura, senso di colpa, senso di ineguatezza, mancanza di fiducia in se stessi, mancanza di autostima.

Dobbiamo seguire la nostra anima e ciò che essa chiede, poiché la nostra anima è ciò che siamo noi realmente, essa vive in noi da sempre ed è parte integrante di noi.

Questo ci da gioia, energia, autostima, creatività e la sensazione di avere una vita realizzata.

La nostra anima conosce molto bene i nostri talenti e la nostra missione durante la nostra vita.

La nostra anima sa molto bene cosa è il nostro bene e la nostra anima siamo noi.

Non dobbiamo resistere alle passioni, a controllarle, a giudicarle, a fermarle o a sentirci in colpa quando le esperimentiamo.

Il compito delle passioni è ricordarci chi siamo, che siamo vivi, che amiamo, che ci amiamo.

Adattarci alle aspettative altrui è il vero egoismo, lo è verso noi stessi poiché ci opprimiamo e lo è anche verso gli altri perché non li aiutiamo a crescere ed a comprendere che è importante per tutti dissociarsi dalle identità altrui senza esserne dipendenti e senza creare dipendenze a sua volta.

Abbiamo l’esigenza di trovare il nostro sé e di dare un senso reale alla nostra esistenza.

Conformandoci al volere altrui e alle aspettative altrui è come sprecare questa nostra esistenza e le meravigliose opportunità di crescita che questa ci offre attraverso le esperienze che ci aiutano a crescere come esseri umani.

E i blocchi energetici che creano malesseri e disturbi spesso sono le pulsioni represse possono emergere sottoforma di malattie oppure sfogati con surrogati del piacere dannosi alla salute.

Le persone che vivono le proprie passioni e che si inoltrano nella ricerca del proprio essere unico e Divino, si riconoscono come individui, ritrovano la loro identità.

Talvolta possono essere ritenute egoiste perché difendono il loro spazio vitale, i loro talenti.

Sono invece le persone che le forze primordiali desiderano incontrare, ricche di energia creativa.

Le persone che si sentono dominanti ed anche le persone che si sentono vittime, tendono a controllare gli altri e uniformarli alle loro convinzioni, innanzitutto controllano reprimendo per primi loro stessi. Quindi sentono il bisogno di alimentarsi attraverso l’energia di chi è vicino a loro. Non sono persone forti come si potrebbe pensare comunemente ma al contrario sono persone fragili che necessitano di controllare innanzitutto se stessi, poi le situazioni e le persone vicine, pensando purtroppo di fare il loro bene e di proteggerle. In realtà stanno soddisfando i loro bisogni e le loro paure. Attraverso la protezione tendono a reprimere i propri cari impedendo loro di crescere, come molto probabilmente è avvenuto a loro volta quando erano bambini. Quindi queste persone continuano a riportare a ruota perpetua dei comportamenti ciclici. La protezione offerta o imposta è come una gabbia dorata che quando supera la soglia (dopo l’infanzia) impedisce la crescita individuale. D’altro canto anche il vittimismo è una modalità comportamentale per controllare gli altri. Attraverso attraverso il vittimismo la persona che utilizza questa modalità si nutre di energia altrui creando nell’ altro il senso di colpa se non risponde alle sue aspettative, lo fa inconsciamente per garantirsi il costante nutrimento energetico.

Essendo talvolta meno visibile è importante proteggersi  dal vittimismo sia per proteggere se stessi, e come conseguenza anche per aiutare la persona che lo utilizza (spesso inconsciamente) ad essere maggiormente indipendente e quindi trovare la propria energia vitale all’ interno di sè anzichè prenderla alle persone vicine.

E’ importante essere in grado di riconoscere ciò che è giusto per se stessi e rendersi responsabili della propria vita e delle proprie azioni.

Quindi è utile non lasciarsi condizionare dalle aspettative che altri hanno o modellarsi a identità non proprie, è importante seguire i propri reali desideri, incamminarci sulla propria strada, seguire le proprie scelte, senza sopprimerle, ascoltare il proprio mondo interiore.

Ascoltare ciò che ci dice la nostra anima, il nostro sè superiore e lo può dire solo a noi, questo è il "sano egoismo".

 


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